Il Capodanno Romano

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Il Capodanno nell’Impero Romano

Nell’antichità, ogni popolo festeggiava il capodanno in un periodo differente dell’anno, secondo le proprie tradizioni. Al giorno d’oggi la storia è talmente evoluta che ha creato interconnessioni praticamente tra ogni popolazione. Un tempo non si conosceva l’esistenza di un’altra civiltà, fino a quando non la si incontrava, e spesso si finiva in guerra.

Il capodanno dell’Impero romano, non si è sempre festeggiato il 1 di gennaio, ma inizialmente si festeggiava il 1° di marzo. In questa occasione, il fuoco sacro veniva rinnovato nel tempio di Vesta. Dentro questo tempio infatti, ardeva perennemente un fuoco, che spegnendosi, avrebbe significato la fine di Roma.

Rinnovare quella fiamma, durante il Capodanno dell’Impero Romano, significava riaccendere le speranze per l’anno a venire, rinnovando culti, obiettivi, tradizioni. La Vestaleinvece, custode della fiamma, in caso avesse fatto spegnere il fuoco sarebbe stata sepolta viva (motivo valido per svolgere senza distrazioni la propria mansione).

La Danza ed il Pranzo di Capodanno

I romani si sa, erano famosi per la voglia di mangiare e far festa, voglia che tutt’ora arieggia nella capitale italiana.

I sacerdoti Salli, affinchè il raccolto dell’anno a venire fosse rigoglioso, danzavano e saltavano, ma servivano anche doti fisiche particolari. Infatti più ritmati e più alti erano questi salti, e più robusto e più alto sarebbe stato il grano raccolto l’anno successivo. Non mancavano ovviamente, ubriacature e riti orgiastici, tipici dei romani di quei tempi, in nome di Saturnalie e Baccanalia.

Il pranzo di Capodanno, consisteva invece in un accasione di scambio di regali tra amici e parenti. Ci si scambiava un vaso di miele con datteri e fichi secchi. Il senso di questo presente, era che “l’anno che inizia sia dolce”. I fichi, detti strenae (da cui deriva il nostro strenna) erano accompagnati da foglie di alloro, come augurio di fortuna e felicità.